I templi greci dell'Antica Paestum, dall'alto delle
loro colonne hanno vissuto, sabato e domenica 29 e 30 marzo, una
piccola olimpiade grazie ai 917 atleti che si sono sfidati nella corsa
campestre per aggiudicarsi il titolo di Campione Italiano dell'11°
Gran Premio Nazionale di Cross organizzato dal Centro Sportivo
Italiano.
Tra di essi anche noi, uno sparuto gruppetto di 14
persone provenienti, ovviamente, dal Friuli Venezia Giulia, in maggioranza
dalla Carnia: le famiglie Unfer e Cortolezzis al completo, Michele
Bellina, Marco Primus e Federica Bulliano da Paluzza/Timau, io (Luca
Coradduzza) da Tolmezzo, il mio compagno di squadra da Buja Michele
Molinaro e, da Fagagna, Michele Michelutti e Dario Malisano.
Partiti dalla stazione FS di Udine alle 21.50 di giovedì 28, dopo essere
stati raggiunti a Codroipo da Edi Piccini, responsabile regionale del CSI,
ci siamo rintanati nelle cuccette e, chi più o meno insonne, abbiamo
atteso l'arrivo del nuovo giorno. Al risveglio (per modo di dire), stavamo
avvicinandoci a Roma. Lo si capiva dalle suggestive, antiche rovine
dell'acquedotto romano che si snodavano parallele ai binari del treno. Man
mano che scorrevamo verso sud il cielo, prima piovoso e poi nuvoloso, ha
cominciato a rasserenarsi. Alla Stazione di Napoli centrale, mentre
attendevamo la coincidenza per Capaccio,con il Vesuvio sullo sfondo, si
poteva intuire che a Paestum avremmo trovato il sole. Risaliti sul treno,
a Capaccio, fermata prima di Paestum, abbiamo trovato Mimmo, un simpatico
autista che, assieme ad un collega, ci ha accompagnato al Villaggio Oasis
dove, per questi tre giorni di trasferta, avremmo alloggiato.
Siamo arrivati a destinazione poco prima delle 14. La maggioranza di noi
ha optato per una mangiata al ristorante del villaggio, mentre io mi sono
ritirato subito in camera. Avevo troppo sonno e così mi sono subito messo
a dormire. Poco dopo è arrivato il mio compagno di stanza e di squadra
Stefano e, dopo un'altra riposata, assieme all'altro Stefano, siamo andati
a fare un giro lungo la riva del mar Tirreno. Avevamo sentito dire che
l'area archeologica di Paestum distava due/tre chilometri da dove ci
trovavamo e così abbiamo tentato di raggiungerla. Ma a causa del
venticello, della stanchezza e dell'ora di cena che si stava avvicinando,
dopo un po' siamo rientrati. Nel frattempo ha raggiunto il villaggio anche
Clara Del Negro, Presidente del CSI di Udine e moglie di Edi.
Dopo aver mangiato c'è stata la serata dedicata alle riunioni tecniche:
una per i giudici del CSI ed una aperta ai rappresentanti ed atleti delle
società. Federica, i due Michele ed io abbiamo partecipato a quest'ultima,
anche se mi sono ritirato a dormire in camera prima del suo termine.
Il giorno dopo la sveglia è stata alle ore 7. Alle 8.45, infatti, sul
campo di gara, all'ombra del tempio di Cerere (chiamato anche di Atena),
si è tenuta la Cerimonia di apertura nella quale i quasi mille atleti
hanno sfilato seguendo il vessillo della propria Regione. A reggere il
nome e la bandiera del Friuli c'erano Valentina Unfer e Veronica
Cortolezzis. Dopo aver percorso una piccola parte del tracciato ci siamo
disposti di fronte al palco delle autorità sul quale era posto un
calderone, acceso poi da due tedofori (uno dei quali era la campionessa
molisana Adelina De Soccio), mentre nell'aria risuonava l'inno italiano.
Poi, trovato un punto di appoggio per borse e ricambi, sono cominciate le
varie gare delle categorie.
Le prime atlete friulane ad essere impegnate sono state Valentina e
Veronica nella categoria Esordienti F. Purtroppo una caduta ad inizio gara
ha compromesso un risultato migliore per Valentina. Le due, comunque, si
sono ben difese piazzandosi rispettivamente al 27° e 33° posto su 79
classificate. Poi è toccato a Michele Bellina che, forse inaspettatamente,
si è piazzato al sesto posto nella categoria Ragazzi. E' stato il primo
medagliato della nostra Regione. La sua batteria ha visto arrivare al
traguardo ben 95 concorrenti.
Nel frattempo i due Michele, Dario, Marco ed io ci stavamo riscaldando in
quanto, un'oretta dopo avremmo dovuto correre. Finalmente è giunto il
momento della spunta. Dopo essere entrati nell'area di gara abbiamo dovuto
attendere, anche perché la manifestazione aveva rispettato sin troppo bene
i tempi tanto da trovarsi in anticipo rispetto agli orari previsti.
Strano. Solitamente in queste gare le partenze delle ultime categorie
slittano di parecchi minuti. Questa volta, invece, abbiamo dovuto
aspettare per il troppo anticipo!
Finalmente il giudice ha detto al megafono: "Ai vostri posti..." ed ha
sparato in aria lo start.
La partenza di questa frazione di 5 chilometri (1250 metri da ripetersi 4
volte) è stata, come si suol dire, "in bomba" per i cinquantuno crossisti
della nostra categoria. Personalmente mi sono portato subito nelle
primissime posizioni e, dopo che il gruppo dei primi si è assestato, mi
sono trovato in quarta posizione. Anche i miei compagni Marco e Dario se
la sono cavata abbastanza bene accaparrandosi posizioni non troppo
addietro.
Lungo il percorso eravamo ben incitati dai nostri compagni di comitiva.
Pochi ma buoni.
Quindici minuti e 29 secondi più tardi ho concluso la mia prova. Poco dopo
anche Dario e Marco giungevano al traguardo superando in volata alcuni
avversari.
A questo punto si trattava di capire come ci eravamo classificati. Dario e
Marco erano arrivati sprintando assieme e con altri concorrenti. Per
quanto mi riguarda, invece, era da capire la categoria di coloro che mi
avevano preceduto. Per Federica ero arrivato secondo. Per Edi ero terzo,
ma non era sicuro. Abbiamo atteso, così, che uscissero le classifiche.
Mentre aspettavamo, un giudice da sotto il palco del podio ci chiama. "Voi
siete Luca, Dario e Marco? Siete arrivati rispettivamente secondo, quinto
e sesto. Rimanete qui che ora vi premiano". Ero arrivato secondo! E per di
più il 50% del podio era friulano!
Inutile descrivere la mia emozione al momento di salire sul secondo
gradino del podio e alla consegna della medaglia. Soddisfatto anche
Stefano Molinaro che si è piazzato 25°.
Ora toccava ad altri due atleti della compagnia: Stefano Michelutti e
Fabrizio Cortolezzis che, al termine dei 4 giri, sono giunti
rispettivamente 17° e 30°.
Dopo un po' di defaticamento siamo tornati al villaggio. Avevamo tutti
fame e non vedevamo l'ora di mangiare. Anche il pranzo è stato...
avventuroso. Il cameriere, forse alle prime armi, ogni volta che ci
serviva metteva a rischio l'incolumità dei nostri vestiti che erano
bersagliati da una miriade di schizzi.
Il pomeriggio era libero: chi lo ha trascorso girando per la cittadina,
chi in spiaggia al mare, chi, come Clara e Edi, Fabrizio e moglie, i due
Stefano ed io, visitando la parte archeologica di Paestum. Un po' stretti
in macchina abbiamo raggiunto l'area archeologica. Area che era chiusa al
transito anche perché quel giorno era la festa dell'Annunziata, molto
sentita dai locali. Dopo un giro tra le bancarelle ed i negozietti di
souvenirs siamo entrati nella "Valle dei templi". Tutti siamo rimasti a
bocca aperta ad ammirare l'alto frontone che caratterizza quello di
Cerere, o l'imponenza di quello dorico dedicato a Nettuno (o Poseidone) ed
il lungo colonnato fortemente rastremato del tempio di Hera (chiamato
anche Basilica). E che dire del Foro, dell'Agorà, dell'Anfiteatro e delle
rovine delle case, dei mosaici e degli "impluvium"!... La tappa successiva
è stata al Museo Archeologico Nazionale di Paestum. Anche qui, come per
l'area archeologica, ingresso gratuito grazie alla festività cittadina.
Tra le tante cose ammirate, la tomba del Tuffatore. Si tratta di una
lastra dall'inestimabile valore storico raffigurante un personaggio che si
tuffa. Probabilmente il simbolo del passaggio dalla vita alla morte.
Usciti dalla struttura abbiamo assistito al passaggio della statua della
Madonna in processione e siamo rientrati in albergo. Dopo cena tutti a
Messa e alla serata seguente, con la premiazione delle regioni
partecipanti al Grand Prix.
Giornata impegnativa anche quella di domenica. Preparate le valigie
abbiamo salutato Mimmo che ci ha accompagnato a Capaccio per la "Staffetta
delle Regioni". Valentina e Veronica, per mancanza di concorrenti di pari
categoria friulane, si sono aggregate alla squadra di
Belluno-Feltre-Padova, piazzatasi al 21 posto su 31. Mentre la nostra
staffetta maschile, composta nell'ordine di frazione da Marco, Stefano
Michelutti, Stefano Molinaro, Luca e Dario, si è piazzata al sesto posto
assoluto su 32 team regionali. Appena saputo che non eravamo in
premiazione, dopo uno spuntino ci siamo diretti in stazione per prendere
il treno. Anche se avevamo tutto il tempo, ci siamo mossi con un certo
anticipo sperando di trovare un treno in partenza in quanto a Napoli
avevamo poco tempo per il cambio. Non ce ne erano e così abbiamo "mangiato
alla friulana": in una mano una fetta di salame, nell'altra una di gubana.
Dopo aver fatto man bassa di limoni ed arance da un albero lì vicino e
dopo aver attraversato a piedi i binari, come facevano tutti, per la
seconda volta (evidentemente in Campania semafori e sottopassaggi sono
optional), siamo saliti sul treno. Purtroppo un malfunzionamento ad uno
scambio ferroviario nelle vicinanze di Salerno ci ha costretti ad uno stop
di venti minuti. Avevamo solo 14 minuti di tempo per prendere, a Napoli,
il treno per Roma. Oramai eravamo rassegnati. Siccome non c'erano altri
treni concomitanti, saremmo arrivati ad Udine alle 8 di lunedì, anziché
all'1 meno 10. Anche il controllore, che ha ben capito la nostra
situazione, ha tentato di ritardare il treno che avremmo dovuto prendere.
Purtroppo sembrava non ci fosse più nulla da fare anche se, ad un certo
punto, si è acceso un barlume di speranza. A Napoli il treno aveva un po'
di ritardo. Forse, con una volata saremmo riusciti a prenderlo. Siamo
giunti a Napoli mentre era in manovra un altro mezzo e gli abbiamo dovuto
dare precedenza. Altri minuti persi. Ora non c'era proprio nulla da fare.
Mentre "attraccavamo" al binario 13 ci siamo accorti che al numero 7 il
nostro treno c'era ancora. Questa volta alla "staffetta dei binari"
abbiamo partecipato tutti (valigie comprese). La mano di Stefano
Michelutti ha bloccato la porta dell'Eurostar mentre si stava chiudendo,
ritardando la partenza del convoglio e permettendoci di salire. Era fatta!
Si tornava a casa in tempo. Il paradosso è avvenuto a Mestre. Siamo
arrivati in perfetto orario, ma il treno che partiva proprio per Udine
-che non avevamo preso in considerazione in quanto partiva 2 minuti prima
che arrivassimo- era in ritardo. Siamo riusciti a salire all'ultimo anche
su questo. Morale della favola: a causa dei ritardi del treno siamo
arrivati un'ora in anticipo ad Udine. Dopo aver lasciato Edi a Codroipo
(Clara, che era scesa al sud in macchina stava tornando con lo stesso
mezzo) ci siamo salutati ad Udine e ci siamo dati appuntamento alla
prossima gara. Io sono tornato a Tolmezzo grazie al passaggio degli amici
del Timaucleulis. Ovviamente l'appuntamento è per il prossimo anno, questa
volta un po' più vicino, probabilmente a Padova.
Luca Coradduzza