testimonianze personali degli alunni testimonianze delle persone intervistate dagli alunni
I vostri ricordi Le Foto del terremoto

 

 

Testimonianze personali dei miei alunni, anno scolastico 1976/1977
fase di emergenza: ottobre-dicembre 1976

 

Nell'anno scolastico 1976/77 avrei dovuto avere la classe 2^C, ma molti dei miei alunni, come del resto anche quelli delle altre sezioni, erano sfollati in diverse località del Friuli (soprattutto Grado e Lignano) e in varie città italiane. 
Per cui organizzare l'anno scolastico non fu cosa semplice, considerando che anche diversi insegnanti avevano lasciato Tolmezzo.

Nelle fase di emergenza, dunque, si raggrupparono gli alunni rimasti e si distribuirono nelle varie sezioni  formando nuove classi, in attesa della fase "normale"che arrivò ad  aprile, quando tutti gli sfollati ospiti delle località turistiche di Grado e Lignano ritornarono a Tolmezzo. 
La mia classe risultò formata da alcuni miei alunni di 1^C e di altri provenienti dalle sezioni 2^ I e 3^C.

Sia per "amalgamare" la classe, sia per "esorcizzare"  la paura delle scosse, si decise si svolgere un approfondimento sul terremoto e sotto l'aspetto scientifico e sui problemi da esso derivati. 
Furono raccolte anche tutte le testimonianze dei ragazzi che, specialmente nei primi giorni di scuola, vollero raccontare le esperienze del 6 maggio e del 15 settembre. 
Successivamente gli alunni intervistarono anche altre persone, loro parenti e conoscenti.

A conclusione dei primi mesi di scuola fu formato con tutto il materiale prodotto un "fascicolo" abbastanza voluminoso (331 pagine, manoscritte), suddiviso per argomenti, contenente ritagli di articoli analizzati in classe, relazioni sul lavoro svolto e allegati tratti da quotidiani, oltre a numerose testimonianze (da pag. 182  a pag. 312).

 

30 anni sono passati dal quel 6 maggio 1976. 


Mi sembra giusto far conoscere almeno alcune di quelle esperienze e testimonianze, per non dimenticare.

 

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Testimonianze personali degli alunni, anno 1976

 

6 maggio

Quella terribile sera del 6 maggio ero in casa con la mia famiglia.
Stavo osservando la televisione quando, tutto ad un tratto, la terra tremò.
Sono subito uscita fuori nel prato di fronte la casa mia.
Mi trovavo laggiù quando è venuta la scossa grande: io sono fuggita.
Quando ero lontano dalla mia casa vidi nei burroni tutto un fuoco e in quel momento presi una paura tremenda.
Però quella paura mi passò presto e fu la scossa del 15 settembre a sconvolgermi e da quel giorno in poi mi è rimasta la paura.

 

15 settembre

Il 15 settembre ero davanti a casa mia, con mio fratello ed una mia amica.
Mio fratello ad un tratto disse che c'era il terremoto. Ma purtroppo non aveva neppure finito di dirlo che la terra tremò.
Siamo fuggiti rifugiandoci in una baracchetta con il fuoco acceso.
L'indomani siamo ritornati a casa.

                                                                             Nadia A. (12 anni  residente a Vas di Lauco, cl. 2^C, pag. 184)   

 

 

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6 maggio

Il 6 maggio ero in casa a fare alcuni lavori, con me c'era mio papà, che stava bevendo il caffè, mia mamma  e mio fratello erano andati da una signora che abita vicino a casa mia. 
Quando è venuta la prima scossa, sono uscita dalla cucina con mio papà, quando stavamo per scendere è venuta quella più grande. Era tanto forte, tanto forte che per gli scalini sono caduta. Ho aspettato che finisse, e poi sono ritornata ad alzarmi e sono scesa giù. Arrivata, sono andata da mia mamma e ci siamo fermati un po' sulla strada. 
Quindi mio papà ed altri uomini hanno acceso un fuoco che serviva per scaldarci un po'. Circa a mezzanotte mio papà e mia mamma e mio fratello sono andati a dormire in macchina. Invece io e mia sorella siamo andati a dormire nel camion di un signore che voleva che andassimo lì a dormire. Alla mattina successiva mio papà è andato su in casa a prendere qualcosa da metterci addosso. Per cinque giorni ci siamo arrangiati così per dormire e per mangiare. 
Poi mio papà ha montato una tenda nel prato e ci siamo stabiliti lì. In seguito una parente ci ha prestato una roulotte.
Quando il terremoto si fu un po' calmato, siamo ritornati in casa.
Una domenica è venuta mia zia a prendere me e mio fratello, per andare a Gorizia due settimane. Quando siamo ritornati a casa da Gorizia, la mia famiglia era ritornata a casa a dormire, anche se non tanto tranquilli.

15 settembre

  Il primo di settembre io e la mia famiglia siamo andati in vacanza  per 16 giorni a Lignano. Il 14  settembre preparavamo già le valigie per il ritorno.
Ma alla mattina del 15 settembre, alle quattro e mezza, mia mamma sentì i vetri tremare e svegliò anche noi. 
Alla mattina ci siamo alzati, abbiamo fatto i lavori,  siamo andati a fare la spesa, invece mio papà rimase in casa. 
Quando stavamo per ritornare a casa, vedemmo la gente correre dagli scalini dei condomini e gli alberi oscillare.
Arrivati a casa, abbiamo chiesto a mio papà se aveva sentito la scossa, rispose di sì, che era in strada appoggiato al palo della luce, che sentiva muovere. La mia famiglia era preoccupata per la casa di Tolmezzo, che fosse successo qualcosa. Abbiamo allora telefonato a una signora che abita vicino, e ci disse che non era successo niente. Allora io e la mia famiglia siamo rimasti a Lignano fino alla fine di settembre, poi siamo ritornati a casa, per vedere se la scuola incominciava. Per tre settimane abbiamo dormito nella roulotte poi ci siamo sistemati nel box.

                                                                            Monica P. (12 anni residente a Tolmezzo, cl. 2^ I, pag. 228,229,230, 231)

 

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 6 maggio

Prima delle ore 21 del 6 maggio, per me era un giorno come un altro. Era un giovedì e l'unico fatto che mi è rimasto impresso è che in quel giorno c'era un sole molto, forse, troppo forte. Anche le mie amiche hanno potuto notare questo fatto strano: l'aria s'era fatta irrespirabile, sembrava di essere in una fornace. Neanche lontanamente pensavamo alla terribile sciagura che dopo alcune ore sarebbe accaduta. Dunque, quella sera era una sera uguale ad un'altra. 
Ero appena ritornata a casa da scuola, alle ore 16:30; depositai i libri ed i quaderni, dopo di che uscii con mia madre e le mie sorelle. 
Quando tornai eseguii i compiti, lessi un libro, rimisi in ordine gli oggetti del mio studio, andai a prendere la mia bicicletta ed andai a casa di una mia amica, ma non la trovai. Suo padre mi disse che era andata da sua cugina a Moggio Udinese. Ritornai a casa correndo a più non posso. Quando fui arrivata, aiutai mia madre a preparare la cena. Arrivò mio padre. Quando finimmo di cenare erano le 20:30, ci riunimmo davanti al televisore acceso dove stavano trasmettendo uno spettacolo molto divertente. 
E questo andò avanti non per molto tempo perché un proverbio dice: << Il troppo ridere va in pianto>>.
Circa dopo 4 o 5 minuti al massimo percepimmo tutti la prima scossa di terremoto!!! 
Io mi precipitai come una pazza, correndo verso una delle quattro colonne in cemento armato che sono poste in corridoio e fui raggiunta dalle mie sorelle e dai miei genitori. Noi avemmo appena il tempo di commentare l'accaduto e non ci meravigliammo affatto, perché scosse sismiche di questa intensità, avvenivano ogni anno a Tolmezzo e quindi non vi facemmo nessun caso, anzi fummo così stupiti che andammo alla finestra della scala a guardare solamente due nostri vicini di casa i quali, alla prima scossa, si erano precipitati giù per le scale e li prendemmo in giro. 
Intanto sopraggiunse la seconda scossa di terremoto!!!
Dapprima non fu tanto forte, non era di alta capacità distruttiva, ma man mano che passavano i secondi aumentava sempre di più la sua intensità e le mie sorelle cominciarono a gridare terrorizzate e i miei genitori e le mie sorelle si abbracciarono tutti e quattro e si attaccarono alla colonna portante.
Io, presa dallo spavento, anziché andare a stringermi attorno a loro, scappai correndo stupidamente sulla terrazza del mio appartamento perché avevo letto su una rivista che quando avvengono queste scosse di una potente intensità catastrofica e distruttiva, la prima cosa che crolla sono le scale, e quindi pensai: "La mia famiglia sarà costretta a morire sotto le macerie". Allora chiamai: "Mamma! Mamma! Papà!"
Ed i nomi delle mie sorelle per l'ultima volta! Credevo fosse arrivata la loro fine! 
Sentivo le  loro voci, sentivo che mi stavano chiamando!  Ascoltavo la voce di mia madre: "Giulia! Giulia!"
Io non sapevo rispondere! Avevo un nodo alla gola che non mi permetteva di risponderle.
Io sentivo le urla e le grida terrificanti e strazianti di tutte le persone che credevo sarebbero morte per il crollo delle scale.
C'erano dei rombi spaventosi: era il Monte Amariana che stava precipitosamente franando! Almeno così credevo.
E, mentre mi aggrappavo alla colonna del terrazzo, pensavo: "Ma chissà cosa accadrà in Betania!" Anche se continuamente venivo sbattuta qua e là,  pensai: "La mia unica salvezza è salire sulla latteria Marini" adesso adibita a deposito. Essa  è un garage alto m. 2,90 che dista 30-40 cm. dalla ringhiera della mia terrazza. Sapevo che era una costruzione bassa e sicura; era stata costruita in cemento armato, non possedeva un tetto, ma uno spiazzo e quindi io sarei riuscita a saltare giù da quella costruzione oppure mi sarei attaccata ad uno di quegli alti abeti che si trovano attaccati alla costruzione. Quando passai dalla terrazza alla costruzione, anche se traballavo continuamente, mi misi le mani sulla testa per ripararmi dalle tegole che potevano cadere, anche se dal nostro caseggiato non ne sono cadute assolutamente. Siccome sentivo che la scossa di terremoto non terminava più e sentivo sempre quelle grida, chiamai mia mamma e mio padre. Ma non potei sentire la risposta, perché in quella catastrofica notte tutti urlavano! Io credevo che fosse arrivata la mia fine!
C'era un finimondo: non si poteva guardare dove si camminava, perché era notte ormai!
Vedevo molti bagliori e delle luci enormi, spaventevoli; mi hanno impressionata abbastanza, ma non mi misi a piangere perché sapevo che se piangevo non potevo né pensare a salvarmi, né avrei risolto molto.
Credevo proprio che i bagliori e le luci si abbattessero su di me e mi uccidessero. In quei momenti pensavo proprio alla mia morte, avevo tutto il tempo a disposizione per pensare se mi fosse caduta una tegola in testa, un camino addosso, oppure tutta la casa, oppure sarei sprofondata assieme al garage!
Potevo proprio scegliere, quello che volevo!
Ma siccome avevo deciso di sfidare la morte, mi feci coraggio e saltai giù dalla latteria,  e mio padre mi prese in braccio prima che io potessi toccare il cemento del cortile "con i miei zoccoli".
Ad un tratto la terra terminò di tremare, improvvisamente ritrovai la mamma in mezzo al cortile con le mie sorelle e tutte le altre persone del caseggiato; guardai tutti ed avevo un nodo alla gola e stavo quasi per mettermi a piangere per averli ritrovati vivi! Prendemmo tutti una panchina verde che era in mezzo al cortile del Dispensario e la portammo dalla parte opposta della strada. Di fronte al mio caseggiato ed al Dispensario si trova un grande prato verde con erbacce. 
La sua struttura è di terreno di riporto, la gente di tutta la mia via ha portato residui e spazzatura, ciottoli, terra ed ancora molte altre cose, così adesso è un terreno assolutamente non fabbricabile, ma in casi di necessità…
Un nostro vicino di casa aveva portato con sé per purissimo caso dei fiammiferi e così noi ragazzi andammo a cercare della legna per accendere il fuoco. Ma mio padre salì in macchina e la posteggiò vicino al nostro camioncino. Io e la mia famiglia salimmo in macchina ed andammo direttamente a vedere come stava mia nonna che abita in un appartamento al secondo piano. La trovammo in casa dei vicini che l'avevano accolta nel loro appartamento ancora alla prima scossa. La sua casa, nonostante le fortissime scosse telluriche, costatammo che non aveva neanche un graffio, nemmeno come di matita. D'altronde come la nostra.
La nonna venne con noi in macchina e tutti sei andammo a vedere cosa era accaduto alla cugina di mia madre ed alle sue figlie. Quando arrivammo, le trovammo assieme anche alla loro nonna Auriela. Lo zio di mia madre  era andato proprio quella sera in Austria per il passo di Monte Croce Carnico assieme ad un fratello di mia madre Pierino ed alla sua fidanzata. Mia nonna e la zia di mia madre Aurelia  erano molto preoccupate per i loro familiari. Salutammo i nostri parenti e partimmo in direzione del prato. Quando arrivammo, posteggiammo la macchina Peugeot 204 nel mezzo del prato ed io e le mie sorelle ed altri bambini del caseggiato, vicini di casa eravamo seduti a raccontare l'accaduto nel camioncino di mio padre. 
Mio padre e alcuni uomini del nostro caseggiato andarono ad un bar vicino: il Bar Eden a comprare grappa e vino, nessuno si arrischiava ad entrare nelle proprie abitazioni  a prendere qualche cosa da mangiare o da bere. 
Tutti gli adulti si erano seduti attorno al fuoco. Anna e Regina due sorelle di 19 e 21 anni hanno dovuto farsi consolare da me! Piangevano come due fontane! La loro madre quasi quasi stava per rimproverarle perché, piangendo, facevano piangere la loro sorellina Barbara di 5 anni e mezzo e tutti gli altri bambini. Mi ricordo che eravamo scappati senza raccogliere nemmeno un cappotto ed una coperta. Mia madre assieme ad altre signore e signori tra cui mio padre erano rientrati nelle case per pochi secondi, lasciandoci. Ad alcune persone,  siccome non possedevano un automobile e siccome dovevano trascorrere la notte all'addiaccio, mia madre prestò alcuni indumenti.
Quella sera nessuno poté dormire, nemmeno noi che avevamo ribalto i sedili della Peugeot e del camioncino: ogni momento si manifestava un sommovimento  tellurico.
L'ambulanza civile di Tolmezzo andava sempre su e giù per le strade, sempre con quel terribile urlo. Venivano trasportati con le ambulanze feriti, che dopo alcuni giorni, capimmo che venivano dai centri maggiormente colpiti: Gemona del Friuli, Cavazzo Carnico, Artegna, Buia... Si vedevano persone conciate per le feste: chi era in pigiama, chi indossava la camicia da notte, chi era fuggito scalzo, chi con le mutande, chi con gli zoccoli ai piedi senza collant o gambaletti, chi con una coperta o con un lenzuolo addosso. 
Una persona, per capire il dramma tragico dei friulani deve averlo visto ed anche provato, perché se lo ha solamente ascoltato alla radio, oppure solamente guardato alla televisione, non potrà mai averlo provato e vissuto e capirlo pienamente.
Da quel momento in poi nel caseggiato abbiamo cercato di aiutarci a vicenda. Tutto quello che una persona possedeva la divideva con le altre persone.
In quei momenti tutti eravamo diventati fratelli. Non si stava a guardare se una persone era ricca o povera. Ognuno di noi divideva con gli altri anche il più piccolo oggetto che avesse posseduto.
Eravamo come una grande famiglia composta da 27 membri! Abbastanza no?!

                                                                                              Giulia G. (12 anni, residente a Tolmezzo, cl. 2^ I, pag. da 216 a 223)

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6 maggio

Quella sera del 6 maggio era già andato a letto, gli altri erano in casa. 
Sono andato a letto verso le 19.30.
Mia sorella, mio fratello e mio zio erano in casa con un ragazzo che era stato a fare scuola guida. 
Verso le 21.00 è venuto il terremoto e tutti sono scappati ed io che ero a letto  non ho sentito niente. 
Sono caduti quadri, ma non ho sentito niente, mio zio mi chiamava forte, allora ho sentito, mi sono alzato in mutande e in canottiera, e siamo andati tutti a dormire nell'albergo dei parenti di mio zio.
 Poi l'indomani siamo andati a dormire in una baracca: eravamo in 17 come in un porcile. 

 15 settembre

Il giorno 15 settembre, quando c'è stata la scossa, eravamo in una baracca, per il terremoto delle 11 io sono andato a tenermi duro in un albergo e ho sentito cadere la facciata di una casa, e poi siamo andati a mangiare sulla strada. Eravamo in 6 famiglie, quel giorno tremava continuamente.

 

                                                                                    Danilo G. (anni 12, residente a Buttea, cl .2^C, pag.186-187)

 

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6 maggio

                                         

Nella notte del 6 maggio in Friuli c'è stato il terremoto: una violenta scossa sismica, ondulatoria e sussultoria. 
I miei familiari ed io eravamo a letto. Quando l'abbiamo sentito, ci siamo alzati tutti e siamo scesi in strada con paura e dolore. 
Strilli si sentivano dappertutto in paese, in quella terribile notte. 
Fortunatamente non è crollata nessuna casa nell'alta Carnia, ma nella zona di Gemona e Buia sì. 
Ma qualche giorno dopo, la paura era già passata. Io pensavo fosse finito ormai il terremoto, e passavo le giornate come prima della terribile notte. 
Gli esperti dicevano che ormai il terremoto si avviava alla fase di assestamento, ma era un assestamento tragico-forte.

 

15 settembre

 Infatti nella mattinata del 15 settembre, il terremoto si fece nuovamente sentire con una fortissima scossa che buttò giù ciò che non aveva buttato quella del 6 maggio. 
La paura ritornò, e fu una paura fatale per noi poveri friulani. Perché la paura non passava mai. 
Io pensavo che questo terremoto aveva preso talmente forte in questa terra friulana che non l'avrebbe  abbandonata più. Poi, piano piano è cessato e la paura è passata.  
Io penso che il terremoto sia ormai finito, però avrà un assestamento lungo.
Il terremoto, per me, è una cosa irrimediabile, e spero che sia finito per sempre.

 

                                                                                        Loris F. (anni 14,  residente a  Socchieve, cl. 2^I, pag. 213-214)

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6 maggio

La sera del terremoto, si può dire che ero solo, perché mia madre e mio padre erano già andati a letto.
Io stavo guardando la televisione perché c'era un bel film sul primo canale intitolato: "Le dodici sedie", così arrivò la prima scossa. Io che non ne avevo mai sentite, credetti che fosse qualcosa che non saprei descrivere.
Alla fine della scossa vennero fuori dalla camera mio padre e mia madre dicendomi di scendere sotto, perché poteva venire un'altra scossa.
In quel momento sentii l'altra e feci le scale saltando tanto che finii sui bidoni delle immondizie prima che la scossa terminasse. Dopo un po' arrivarono i miei vicini con le facce bianche, come quelle dei miei genitori.
Io chiesi a mia madre che cosa fosse stato e lei mi rispose che era il terremoto. 
Dopo un po' arrivò mio fratello Denis che era in ferie ed al momento della scossa si trovava nel bar Castello.
Così passavano i minuti e passava anche la paura. Dopo un po' arrivarono i carabinieri che ci chiesero se c'erano state vittime e noi abbiamo risposto di no. 
Un signore che stava vicino alla mia porta del condominio, domandò  loro che cosa ne era stato degli altri paesi, ci risposero che l'epicentro era stato verso Gemona e che era successo un putiferio.

 

15 settembre

Il giorno 15 settembre, cioè mercoledì, alle ore 8: 00 del mattino andai a Buttea per vedere la mia bisnonna che stava poco bene.
La mattina c'era stato un terremoto molto forte a Buttea, erano tutti spaventati e così ci parlarono del terremoto. 
Verso le 10 partii per Tolmezzo e alle 10.30 ero già arrivato. Poi io andai via a giocare e si parlava tra  noi amici del terremoto, che se fosse venuta un'altra scossa, tutti sarebbero scappati. 
Lasciati i miei amici andai a dare da mangiare ai miei uccelli. Poi mi recai da mia madre che si trovava da mia nonna; suonai e mi venne ad aprire mia zia che poi venne fuori con me. 
Quando eravamo tutti fuori incominciò quel forte terremoto. Mia madre e mia zia andarono in baracca, mentre io vedevo il letto che andava su e giù. Quando  finì io andai a vedere cosa era successo a mio nonno che era in bicicletta con sopra mio cugino Marco. Ma non avevano sentito niente. Mi meravigliò molto e andai prima di lui e raccontai a tutti l’accaduto.

                                                                                          Luciano A. (anni 13, residente a Tolmezzo, cl. 3^C, pag. 234-235)  

 

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6 maggio

La sera del 6 maggio del corrente anno ero in casa da solo a vedere un film di cow-bois trasmesso alla tv.
Verso le 21 venne una piccola scossa di terremoto, spensi la televisione ed uscii.
Arrivato sulla strada, mi domandai cosa fosse quel boato e movimento. In principio credevo, infatti, che fossero caduti massi dalla montagna.
Arrivato da mia nonna, dopo mezzo minuto, venne un'altra scossa più forte, di intensità maggiore della precedente.
Io che mi trovavo per la strada vidi i pali della luce cadere, della gente distesa sulla strada che urlava. Quando finì mio fratello non volle andare a dormire in casa, e quindi io e mio fratello accendemmo il fuoco sul ciglio della strada, poi molta gente venne a scaldarsi e a raccontare la paura che avevano preso.
Verso l'una andai nella macchina di mio padre a fare una dormita, ma con il rumore delle delle macchine che passavano non chiusi occhio tutta la notte. Alle quattro dopo mezzanotte venne il prete a vedere se c'erano feriti e a cercare un uomo che non trovava.
Al mattino, appena sveglio, presi la bicicletta e andai a vedere dei miei amici con i quali andai in paese a vedere se quel terribile terremoto aveva danneggiato le case.
Per le vie del parse c'erano camini, tegole cadute dai tetti e dei muri di case leggermente lesionati.
Più tardi ritornai a casa ad aiutare mio padre a sistemare nel garage i letti per poi trascorrere la nuova notte.

 

15 settembre  

 

Dopo la grande paura del sisma del 6 maggio, due giorni dopo siamo rientrati in casa perché mio fratello e mia sorella si erano ammalati stando al freddo.
Il 15 settembre del '76, alle 5 venne un'altra scossa di terremoto, che io appena appena sentii perché ero addormentato.
Io e la mia famiglia uscimmo di casa; per la strada c'era molta gente che piangeva e diceva che aveva visto parecchie case aprirsi e chiudersi. Mio cugino mi venne a chiamare e mi chiese se andavo ad aiutarlo ad aggiustare una casa che era stata danneggiata con il sisma del 6 maggio.
Andai volentieri, perché gettare la malta mi piaceva.
Mia zia verso le 11:20 ci chiamò a mangiare, mentre stavamo mangiando venne un terremoto molto forte, io andai  in cortile e vidi un uomo cadere giù dal tetto e della gente distesa per terra.
Io venni giù perché stavo in pensiero per la mia famiglia; per la strada trovai una signora svenuta a terra; entrai in un bar ad avvertire il padrone che sua moglie era svenuta.
Arrivato a casa, trovai mia sorella che piangeva, perché voleva partire ed andare da mia zia in Svizzera.
L'indomani facemmo le valigie e partimmo.
Dopo un mese ritornammo e proprio in quel giorno venne un'altra scossa, tanto che mio fratello, per la paura, ci costrinse a ritornare nel garage a dormire.

                                                                                  Gian Carlo T. (anni 14, residente a Cadunea, cl. 3^C, pag. 256-259)

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 6 maggio

  La sera del 6 maggio verso le nove ero ancora alzata, perché di solito vado a dormire presto. 
Ero seduta sul divano e leggevo un libro intitolato: "I Pellerossa".
Ad un tratto sentii scuotere i vetri e vidi che tutto tremava, mentre dal terreno sentivo provenire un rumore assordante.
Chiesi a mio padre che cosa fosse e mi spiegò che era il terremoto; mi misi con calma a leggere senza pensare all'accaduto, perché di terremoti non ne avevo mai sentiti e non sapevo nemmeno cosa fossero.
 In quell'istante si spensero le luci; nell'oscurità intravidi i miei genitori dirigersi verso la porta, così mi affrettai a mettere le scarpe, mi alzai in piedi per dirigermi verso l'uscio, ma non ci riuscii e mi  fermai appoggiata alla parete, mentre mia madre entrava per vedere dov'ero. 
Uscii così in strada, al di là della quale c'era un piccolo prato. 
Quella sera io rimasi a riposare sotto le stelle, ma anche se eravamo ben coperti non dormii: e contai le ore e le stelle che cadevano dal cielo. 
Mentre alcune persone, che erano radunate vicino, discutevano dell'accaduto, arrivò finalmente mattina.
Mi alzai quando suonava la campana e con una mia amica, mi diressi verso il paese per vedere come era la situazione. Poi entrai in casa per vedere se c'erano spaccature, ma per fortuna era intatta, senza alcun segno nelle pareti e non erano cadute neppure tegole. 
Per alcuni giorni dormimmo in tenda, poi costruimmo una baracca in cui ci rifugiammo per un mese, poi  ritornammo in casa.

                                                                                   Gianna P. (anni 14, residente a Cazzaso, cl. 3^C), pag. 253)

 

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6 maggio

     Il 6 maggio alle 21.01 ero già a letto e leggevo un giornalino.
Quando ha cominciato a tremare, ho aperto la porta e ho chiamato mia madre che è salita dalle scale e mi ha preso per un braccio e mi ha portato fuori nel cortile.
Non avevo mai sentito delle brutte cose come quella sera.
Tutta la gente era fuori ed io ho dormito nell'automobile e poi sono andato da mia zia a vedere se aveva preso molta paura.

                                                                                           Giuseppe M. (anni 13, residente ad Illegio, cl. 2^C, pag. 188)     

 

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6 maggio 

Per me, il terremoto è una cosa bruttissima e, penso, anche per gli altri.
Il 6 maggio ero nel mio "Bar Olivo", stavo andando a letto, quando è venuta la prima scossa. Sono scappata subito con i miei e, così, alla seconda ero già fuori.
Poi, abbiamo chiuso il bar e con la macchina siamo andati a casa. La gente era tutta fuori in strada che gridava.
Alle 23 siamo andati nel campo sportivo dove i militari piantavano le tende. Così la notte l'ho trascorsa in tenda.
Quasi tutta la gente di Cesclans era qua, a Cavazzo.
Il 9 maggio, io ed i miei siamo andati da mia zia a Perugia. Ci siamo fermati là 20n giorni o di più.
Quando siamo ritornati su, abbiamo comprato un box, dove abbiamo fatto un nuovo bar.
In seguito ci hanno dato una tenda, ma io in giugno sono andata a Lignano con quattro mie amiche. E così fino a settembre. La vita si stava riprendendo, quando il 15 settembre!!!

15 settembre

Il 15 settembre alle 5 del mattino, io dormivo in casa con mia madre e mio padre, mentre mio fratello dormiva in tenda.
Quando è venuta la scossa, sono stata ferma nel letto, appena finita, sono scesa e con i miei sono salita sulla macchina.
Verso le 8, siamo andati tutti ai giardini dove c'era il box. Tutta la gente era lì ad aspettare che aprissimo il bar. 
Alle 11 circa, quando è venuta la scossa più forte, mio fratello era a casa a preparare il pranzo.
Verso l'una siamo partiti, perché io e mio fratello avevamo paura.
Siamo andati a Treviso, da una mia cugina.
Il 18 settembre, mio padre e mia madre sono tornati a Cavazzo, mentre io e mio fratello siamo rimasti a Treviso.
I miei genitori durante la permanenza a Cavazzo hanno smontato il box e l'hanno rimontato vicino casa, nell'orto.
Dopo un po' di tempo, mio padre ha levato il box e ha costruito una baracca, dove ora abitiamo.

                                                                                           Mariangela M. (anni 12, residente a Cavazzo Carnico, cl. 2^C, pag. 189-191)

 

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6 maggio

La sera del 6 maggio mi trovavo a letto, così metà scossa la sentii nella camera.
Mia mamma mi chiamò giù, io scesi di corsa mentre sentivo uno strano rumore e tremare sotto i piedi.
Mia madre prese mio fratello più piccolo e me e ci teneva vicino a lei. Ad un certo punto io scappai e in quel momento arrivò la seconda scossa. Arrivai fino al secondo dei tre gradini, caddero le tegole del tetto o dei sassi che mi colpirono alla testa e al piede. Io svenni, ma per fortuna mia madre di corsa mi prese per un braccio e mi tirò dentro nel corridoio della casa, dove ci eravamo messi, in un angolo del portone.
Mia madre mi diede degli schiaffi, così ripresi i sensi. Mia madre mi teneva con la testa appoggiata al  suo petto e con una mano mi teneva la testa; ma ad un certo momento sentì caldo nella mano, guardò e vide che era sangue: spaventata si mise a strillare e a chiamare mio padre.
Finita la seconda scossa, non potevamo uscire perché cadevano tegole e c'era polvere tutto attorno.
Poi venne mio padre, mi prese e mi portò fuori dalla casa, in strada.
Per fortuna un ragazzo che abitava vicino a me, aveva messo la macchina nella piazza, altrimenti sarebbe stata tutta distrutta.
Mi presero e mi sdraiarono nei sedili della macchina e mi portarono all'ospedale nuovo do Tolmezzo.
Era pieno di gente proveniente da tutti i paesi. I medici e gli infermieri mi medicarono, poi mi trasportarono nell'ospedale vecchio. L'indomani, alle 10 del mattino, mi portarono con l'elicottero a Udine e incominciarono a farmi le medicazioni alla testa in cui avevo cinque tagli e al piede ferito.
Dopo cinque giorni un medico svizzero mi cucì i tagli di cui il più grande era di cinque punti.
Il 25 maggio mi operarono al piede, mi tolsero un pezzo di pelle dalla coscia e me l'attaccarono al piede.
Il 20 giugno uscii dall'ospedale, venni a casa per una settimana, poi partii per la Svizzera, dove rimasi due mesi.

15 settembre

Il 15 settembre mi trovavo nella strada stradale, vicino al garage della zia. Eravamo mia zia, mio fratello, mia madre.
tutto ad un tratto si sentì tremare la terra: in quel momento credetti che si aprisse.
Poi per fortuna finì. Ogni tanto si sentivano i cani abbaiare; anche a star seduti su un semplice muretto all'aperto si sentiva tremare la terra.
La sera andammo a dormire nel garage, intorno mettemmo il polistirolo, vi portammo tutti i letti e delle coperte e il termosifone elettrico perché faceva freddo.
Dormimmo per cinque giorni l', popi tornammo a dormire in casa. Le prime sere non riuscivo a dormire, poi, andando avanti con il tempo, ho incominciato a dormire.

                                                                                  Daniela T. (anni 13, residente ad Imponzo, cl. 2^C, pag.192-195)

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6 maggio

La sera del 6 maggio ero da mia zia Liliana a guardare la televisione, c'era un bel film.
Quando è venuta la prima scossa non ci siamo mossi siamo tornati a guardare la televisione.
Alla seconda, però, quando è partita la luce siamo usciti perché la calce ci cadeva addosso (io credevo di rimanere sotto).
Usciti ci siamo raggruppati tutti in cortile ed abbiamo aspettato che venissero mia madre e mio padre.
Insieme a loro c'erano: mio fratello, i miei zii, mia nonna e mia cugina; insieme siamo andati alla mia casa dove abbiamo trascorso la notte.

15 settembre

Quando è venuto il terremoto del 15 settembre, non ho avuto molta paura perché: 
*prima di tutto era giorno e si poteva vedere ciò che ti cadeva addosso, mentre di notte non era possibile;
*poi perché dove mi trovavo io non mi poteva arrivare niente.
Però quella del 15 settembre è stata più forte del 6 maggio: una casa di due piani con il sisma del 6 maggio ha subito pochi danni, qualche segno all'ultimo piano, invece con quello del 15, la casa è da demolire.

                                                                                   Emilio B. (residente a Cavazzo Carnico, cl. 2^I, pag. 203-204)

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6maggio

Io il 6 maggio guardavo la televisione, alla prima scossa io e la mia famiglia siamo usciti fuori casa, alla seconda scossa siamo rimasti fuori.
Quando arrivò mia sorella, ci portò a trascorrere la notte nella casa prefabbricata a Villa Santina.
Il giorno dopo siamo ritornati al nostro paese e abbiamo piantato e preparato la tenda.
Dopo qualche giorno mio papà ha incominciato a costruire la baracca e adesso ci stiamo dentro.

15 settembre

Il giorno del 15 settembre, stavo giocando con la nipotina. Alla prima scossa, siamo usciti dalla baracca, e poco tempo dopo siamo ritornati.
Molti uomini, donne e famiglie sono emigrati, specialmente da Tolmezzo.
Al mio paese, si chiama Cadunea, sono arrivati trenta prefabbricati, molte tende, roulottes, box e containers.

                                                                                       Rinaldo M. (anni 12, residente a Cadunea, cl.2^I, pag.224)

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6 maggio

Giovedì 6 maggio, alle 21 circa, io ero in camera mia, in vestaglia, e stavo leggendo un libro, mentre i miei terminavano di cenare.
Avverto sensibilmente l'armadio scricchiolare, il pavimento ed i muri tremare, so che è stata una scossa di terremoto, non è la prima, da tempo Tolmezzo è zona sismica.
Mi reco in cucina e vedo mio fratello abbracciato a mio padre e mia madre che ride, ride forte, senza motivo.
Stavo pensando che, di solito, c'è sempre una seconda scossa: in quel mentre la casa comincia a tremare forte, vedo il lampadario oscillare paurosamente. mia madre si stringe a me che ero avvinghiata alla soglia della porta; la luce si spegne, barattoli, bottiglie, scatole, tutto cade a terra, odo un forte rumore in salotto, non riesco a rendermi conto di che succede, ho paura di morire, di perdere i miei cari.
Odo urla, strilli, la terra trema ancora mentre io, mio fratello e i miei genitori scendiamo le scale assieme ad altra gente.
Cerchiamo di aprire la porta che dà sulla passerella, ma non si apre, dobbiamo scendere in cortile.
Lì trovo tutte le persone del caseggiato riunite accanto ad un muretto.
I genitori estraggono le auto dal garage e le portano in un piazzale confinante con il nostro cortile dove si costruirà un condominio; in seguito ci portiamo tutti lì.
Qualcuno ha l'idea di accendere un fuoco con le assi che la compagnia edilizia ha portato sul luogo.
Tutta la gente della zona è riunita lì, i bimbi più piccoli cercano di dormire nelle auto.
La lunga notte passa così, in bianco. Nei giorni seguenti nessuno si sofferma in casa più del tempo necessario per cambiarsi, pranzare, preparare un caffè.
Con le assi, i pali che abbiamo trovato, abbiamo costruito gli scheletri di qualche tenda che abbiamo poi ricoperto con dei teli di nylon. 
In seguito ci hanno portato una tenda grande con dei materassi e per parecchi giorni abbiamo dormito lì.
Appena è stato possibile entrare nei paesi disastrati, io e la mia famiglia abbiamo fatto un giro della zona.
Abbiamo visitato i paesi di Gemona, Venzonze, Buja, Osoppo, Cavazzo, per citare i più gravemente danneggiati.
Io guardavo quello che restava di tante case, di chiese; guardavo le persone che ritornavano sul luogo dove sorgeva la propria casa: le guardavo versare lacrime amare ricordando la morte dei loro cari; guardavo e non capivo, non riuscivo a spiegarmi come è potuto succedere, perché proprio a noi.
Guardavo case, condomini, ridotti a piattaforme irregolari dello spessore di neanche un metro e pensavo a tutta la gente che è morta, a tutti i bimbi rimasti orfani, soli, feriti; mi sentivo male, avevo tanta voglia di piangere.

15 settembre

Il 15 settembre, quando è venuta la scossa delle 5 circa, io stavo dormendo; mi sono svegliata e sono corsa nella camera di mio padre. Ci siamo vestiti e siamo scesi in cortile.
Non avevo tanta paura, ma al pensiero di mia madre in ospedale, fui presa da un senso di grande sconforto.
Doveva essere operata poche ore dopo e mia zia doveva andare a Udine per assisterla.
Ci recammo a casa sua. Non erano scesi in cortile, perché mia cugina di pochi mesi stava dormendo.
Parlammo con loro e mia zia decise che sarebbe andata ugualmente ad Udine.
Mio padre andò al lavoro ed io, mio fratello e mia cugina restammo a casa di mia zia assieme a mia nonna.
Erano le 11 circa, mio fratello era in cortile ed io in casa con la nonna che stava preparando il pranzo per mia cugina: ad un tratto cominciò a tremare tutto, io corsi alla porta e saltai, potrei dire quasi volai, lungo le scale.
Arrivai in cortile, vidi mio fratello piangere, la gente in preda al panico, ed ero sola, mia nonna era rimasta a casa.
Arrivò mio zio, poco dopo mio padre che subito partì per recarsi ad Udine, ma tornò indietro poco dopo perché la strada era interrotta.
Più tardi giunse anche mia zia, che raccontò di aver dovuto compiere mille peripezie per poter passare. Disse che non l'avevano operata.
Ero in preda al più nero sconforto, non piangevo, ma non provavo alcun interesse, in quel momento; ed ero tanto triste, tanto, forse senza un motivo valido, o forse per tanti piccoli motivi.

                                                                              Barbara T. (anni 12, residente a Tolmezzo, cl. 2^C, pag. 196-202)

 

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6 maggio

La sera del 6 maggio c'è stata una scossa di terremoto in Friuli che l'ha devastato quasi tutto.
Io quella sera ero a letto, pensando al mio compleanno.
Prima è venuta una scossa di terremoto del 7° grado della scala Mercalli, quella che ha salvato quelle poche persone giù in Friuli. Quella l'ho lasciata passare come l'acqua, pensando che fosse passato un camion.
Poi è venuta quella grande, è andata via la luce, allora ho cominciato a chiamare mamma.
Mia madre è venuta su piangendo, mi ha preso per un braccio e siamo venuti giù.
Arrivati al piano terra, era appena terminata. Siamo usciti per una mezz'oretta per andare a trovare i miei parenti che abitavano nell'altra via.
Mentre camminavamo per la strada, si sentiva strillare la gente, piangere i bambini; era tutto un coro di voci tristi.
In un primo memento non avevo paura, perché non mi ero reso conto di cosa potesse essere accaduto.
Appena rientrati, abbiamo acceso la radio e poi la televisione per sentire qualcosa di rilassante.
Invece di sentire qualcosa di rilassante, abbiamo sentito che giù in Friuli era tutto un disastro e che in meno di mezz'ora avevano trovato già 50 morti.
Stavo addormentandomi sul sofà, ma quando ho sentito cos'era successo giù in Friuli, non ho chiuso più un occhio nel timore che venisse un altro sisma.


15 settembre

Dopo il sisma del 6 maggio ce n'è stato uno anche il 15 settembre, ancor più forte, ma è durato di meno.
Quello del 15 non l'ho sentito, perché ero dai miei zii.
Quella sera ascoltando il telegiornale, ho appreso che c'era stata un'altra scossa di terremoto molto forte da avere danneggiato nuovamente e raso al suolo le case che avevano subito danni il 6 maggio.
Da quel momento mi è incominciata la paura e volevo ritornare a casa dai miei genitori.
Passando per Gemona, Venzone, ho dovuto chiudere gli occhi perché mi veniva da piangere a vedere perfino le mura di Venzone per terra.
Quando sono passato per Tolmezzo, Villa Santina, non c'era un anima viva in giro, tranne qualche persona con le lacrime agli occhi.
Quando sono arrivato a casa erano tutti contenti di rivedermi dopo quel tremendo terremoto.

                                                                         Romano C. (anni 12, residente a Socchieve, cl. 2^ I, pag. 205-207)

 

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6 maggio

Il 6 maggio il terremoto ci ha fatto molta paura. La scossa di maggio è stata disastrosa.
Quella sera avevo appena finito di cenare, la mia sorellina era già andata a letto, perché aveva mal di testa.
Mio padre doveva cominciare a mangiare la cena. Appena è venuta la prima scossa, mia mamma è andata subito a prendere la mia sorellina a letto. Alla seconda scossa eravamo sulle scale.
Appena terminata la scossa, siamo scesi dalle scale, tremavamo come foglie.

15 settembre

Con il terremoto di settembre, le case si sono aperte e poi si sono chiuse.
In casa mia, con la scossa del 15, il tetto si è alzato tre volte, o di più.
Con la scossa di settembre, per fortuna, non ci sono stati morti.
Io ho paura del terremoto. Molte case hanno subito danni ingenti. Conosco una signora la cui casa, mentre con la scossa del 6 maggio non aveva subito neanche un graffio, con quella di settembre è stata distrutta.
Anche la mia casa con la scossa di maggio aveva subito solo qualche segno, mentre con la scossa di settembre è  stata distrutta.
Quando c'è stata la scossa di settembre, me ne sono andata con i miei zii, con mia mamma e con la mia sorellina a Como. Mio padre è rimasto qui in Betania di Tolmezzo in provincia di Udine, a casa mia, a mettere a posto il tetto ed a puntellare la casa.
Poi è venuta mia mamma con mio zio Romano da Lugano. Sono venuti a portare la roulotte per mio padre. Poi sono ritornati via.
Quando sono ritornata a casa mia sono stata molto contenta.
Io penso che il terremoto abbia fatto paura un po' a tutti!
Io ho sentito parecchie persone dire che se fossero venute altre scosse, se la sarebbero svignata.
Anch'io ho detto che quelle persone avevano ragione! Il terremoto mette paura a tutti quanti.
Molta è la gente che ha paura e che pur avendo la casa in buono stato ha fifa!
La gente che ha coraggio di dormire in casa è fortunata.
Ad Arta Terme c'è un vecchio che si chiama Agnjul, ha la casa scassata, eppure dorme dentro!

                                                                        Maria Consuelo P.  (anni 15, residente a Betania di Tolmezzo, cl. 2^ I, pag. 225-227)

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6 maggio

 

La sera del 6 maggio ero andato da mio zio.
Mentre si guardava la televisione sentimmo muoversi la sedia e mio zio disse di scappare.
Uscimmo nel cortile... Stavamo per rientrare quando arrivò la seconda scossa che fu ancora più forte.
Mio zio era rientrato a prendere sua mamma che non voleva uscire. Cadevano sassi dalle montagne; dal paese si sentiva urlare e si sentiva chiamare i parenti che si trovavano ancora dentro le case.
Mia mamma mi chiamava ma io corsi al paese per vedere cosa era accaduto.
Tutti erano spaventati e giravano con le pile per vedere cosa era accaduto nelle proprie case.
Le persone anziane si erano rifugiate nelle macchine e nelle abitazioni più sicure. Verso le 11 di sera, quando la situazione incominciava a normalizzarsi, tutti andarono a vedere le case più danneggiate.
Io e la mia famiglia abbiamo acceso il fuoco in un prato dove non c'era pericolo, ma si sentiva sempre il terremoto muoverci.
I vecchi giravano sempre con la bottiglia della grappa nella tasca e qualche volta bevevano un sorso per tenersi su con il morale. Verso una certa ora alcune persone cercarono di fare delle sedie di sassi per sedersi attorno al fuoco a raccontare delle barzellette per passare  la notte.
Al mattino tanti rientrarono nelle case a vedere cosa era successo, ma uscirono subito e cercarono di farsi da mangiare fuori di casa.
Abbiamo girato tutto il giorno in gruppi, perché non si sapeva cosa fare. Quando la radio ha comunicato che c'erano stati centinaia e centinaia di morti nella zona di Gemona, ci siamo resi conto che quassù da noi non era stato così forte il terremoto. Alla sera seguente cercammo di fare alla meglio per passare la notte nelle tende fatte con nailon.

15 settembre

 

Il 15 settembre mi trovavo insieme con mia zia e mio zio ed una signora in piazza e parlavamo del terremoto avvenuto la stessa mattina alle cinque e un quarto. Mentre io raccontavo come si era comportato il cane di un ragazzo del paese, ecco che arrivò la seconda terribile scossa delle undici.
Giravo senza sapere dove andare, ma mio zio mi prese e mi tirò in parte, perché ero proprio nella direzione in cui stava cadendo un camino: sentivo solo urla di disperazione. 
Poi sono andato a vedere dove erano i miei genitori.
Poi siamo andati da mia zia che abita vicino e siamo stati fuori in un prato. Si sentivano sempre delle scosse leggere. Alla sera siamo andati in tenda e così per un mese.
                                                                      Paolo C.
(anni 15, residente a Casanova di Tolmezzo, cl. 3^C, pag. 241-242)

continua...

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