testimonianze personali degli alunni testimonianze delle persone intervistate dagli alunni
I vostri ricordi Le Foto del terremoto

 

Testimonianze delle persone intervistate dagli alunni

 

 

6 maggio

 La sera del 6 maggio mia nonna Maddalena era in casa. Quando è venuta la prima scossa si è ritirata nel portico, dopo la seconda è uscita dal portone e si è messa a correre per la strada, già piena di tegole.
E' corsa fino a casa di suo genero per vedere se i suoi familiari avevano preso paura e anche per vedere se all'osteria "Fior" c'era suo marito. Le mie cugine, i miei zii e i nonni hanno trascorso la sera dormendo in macchina.

 

15 settembre

 Invece il 15 settembre era stata invitata da mia mamma a mangiare con noi. Era in piazza quando è venuta la scossa. Si è messa in mezzo alla piazza ed è restata ferma qualche minuto ( aveva paura che venisse un'altra forte scossa). 
Poi è corsa da noi ed ha atteso suo marito.
Quando il nonno arrivò, pranzammo cercando di stare allegri, ma tutti convenimmo che la scossa era stata più forte di quella del 6 maggio.

 

Persona intervistata: Maddalena B., 64 anni, residente a Cavazzo Carnico
intervista fatta da Emilio B. (cl. 2^ I, pag. 273) 

 

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6 maggio

Io sono il parroco di Socchieve e ritengo opportuno rispondere alle domande di questo ragazzo.
La sera del 6 maggio stavo guardando la televisione quando c'è stata la prima scossa di terremoto. Quella l'ho lasciata passare pensando che fosse una scossa come quelle che vengono ogni anno. Poi c'è stata quella grande, dico sì che ho preso paura ma mentre stavo accendendo la pila per rimanere in casa, ho sentito che fuori la gente urlava, piangeva. Allora sono uscito nel timore che fosse crollata qualche casa.

L'indomani era proprio una desolazione sentire dalla gente e dalla radio che le vittime erano già salite a 150.  

 

15 settembre

Il 15 settembre ero ad Ospedaletto a trovare degli amici. Mentre uscivo dal portone è venuta la scossa forte e le due case di fianco sono cadute.
Quel giorno ho preso molta paura, pensando sempre a cosa poteva succedermi se fossi stato lì.

Persona intervistata: Parroco di Socchieve
intervista di  Romano C. (cl. 2^ I, pag.274- 275)

 

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6 maggio

Quella sera io e mia moglie stavamo andando a dormire quando ci colse la prima scossa; incuriosito, sono uscito a
vedere cosa fosse successo. Quando fui nella piazza a pochi passi da un lavatoio, arrivò la seconda scossa: ho perso il controllo di me stesso, infine a malapena sono riuscito ad appoggiarmi al lavatoio che stava lì vicino.
Quando fu finita la scossa, mi precipitai alla svelta verso casa, ma, al buio, sono inciampato su un camino che era caduto dal tetto come anche tante altre tegole.
Finalmente arrivai alla porta della mia abitazione perché avevo lasciato mia moglie da sola. 
Non riuscii a fare un passo in più perché la paura e lo sgomento si erano impossessati completamente di me.
Essendo senza luce, ho acceso una candela, per mancanza d'altri mezzi d'illuminazione. 
Intanto si erano aggiunti a noi i familiari di mio nipote che, preoccupati per noi, avevano deciso di trascorrere la notte da noi. Ogni tanto, andavo in giro per il paese per vedere le case lesionate e per sentire ciò che raccontava la gente anche delle notizie della radio.
Dopo aver passato la notte girando per il paese, sono andato presso una famiglia, verso le 5 di mattina, che mi ha offerto il caffè.
Abbiamo dormito diverse volte con la famiglia di mio nipote nella loro auto, poi in una misera tenda improvvisata, giusto per ripararsi dalle piogge e dal freddo, ma non per metterci il cuore in pace.

Com'era il vostro stato d'animo dopo il 6 maggio?

Il mio stato d'animo era completamente abbattuto dalla paura e avevo i nervi tesi.
Ero talmente preso dallo choc che ho dovuto ricorrere ad un controllo medico.

  Come avete vissuto il 15 settembre?

Quella notte non riuscivo a dormire e sono sceso in bagno per andare ai servizi, mentre risalivo le scale la terra cominciò a tremare ed io, impaurito, andai veloce in camera da letto, mi infilai i primi vestiti che trovai e uscii avviandomi verso la casa di mio nipote che si trovava a 50 metri di distanza.
Arrivato a destinazione il genero di mio nipote mi ha dato un bicchierino di vodka e mi sono fermato un po' con loro.
Verso le 11.20 stavo accendendo il fuoco della cucina economica; ero seduto su uno scagnetto, è arrivata l'altra scossa, così forte che mi è caduto lo scagnetto, e sono caduto per terra.
Con la forza dell'istinto sono uscito di casa e subito dopo è venuta una mia nipote e sono andato con lei a casa sua, perché mi trovavo solo e lo spavento preso, mi ha fatto male al cuore.

Com'è il vostro stato d'animo dopo il 15 settembre?

Ancora adesso il mio cuore non è tornato alla normalità.
Tutte le varie conseguenze del terremoto mi hanno portato allo choc e al mal di cuore: le numerose e forti scosse hanno colpito in gran parte la mia salute. 

persona intervistata: Signore di 74 anni, residente ad Illegio (Tolmezzo)
intervista fatta da Rossella J. (cl. 3^ C, pag. 304-305)

 

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6  maggio

Il 6 maggio, ero in casa sola con mia sorella. Quando incominciò a tremare, mi buttai sopra mia sorella, credendo che la casa ci crollasse addosso e pensando di salvare mia sorella. Quando finì il terremoto, venne mia madre a prenderci, lei era andata da mio zio. Quella sera fu terribile. Dormimmo nella macchina, le giornate seguenti passavano lentamente ed erano piene di terrore. Passavano i giorni e i mesi. Passati esattamente 5 mesi, all'improvviso, arrivò un' altra spaventosa scossa, quello del 15 settembre, alle ore 11. Io a quell'ora ero in tenda, con altri miei amici. Stavamo dicendo che terremoti forti non ne sarebbero venuti più. Non era vero. Quando viene il terremoto, tutti hanno paura, ma bisogna anche pensare che la terra è in fase di assestamento, non ha equilibrio, non ha ancora una posizione fissa.

  Persona intervistata: Gabriella C., anni 12, residente a Tolmezzo
Intervista fatta da Monica P. (cl. 2^ I, pag. 278)

 

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6 maggio

 

La sera del terremoto del sei maggio mi trovavo a guardare la televisione.
Ad un certo momento, vidi la televisione muoversi e sentii la terra tremare.
Mio marito disse a me e a mio figlio di scappare fuori di casa, altrimenti ci cascava qualcosa in testa.
Scappai lasciando la televisione,  la luce del salotto e della cucina accese, scappai fuori e andammo tutti in un prato poco distante dalla casa. Dormimmo di fuori, con delle coperte che, dopo finito la scossa, mio marito e un suo amico con coraggio, entrando in casa, avevano preso.
Mio marito mi disse che, in casa, si sentiva tremare.
La sera dopo ci dettero la tenda in cui dormimmo per quindici giorni, poi andammo dai nostri parenti a Lignano.  

15 settembre

Per fortuna il quindici settembre eravamo a Lignano e così non sentimmo quella scossa.  

persona intervistata: Carla Z., anni 51 residente ad Imponzo
intervista fatta da Daniela T. (cl. 2^C. pag. 265-266)

 

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 6 maggio 

  Per me il terremoto è peggio della guerra, perché almeno quando la guerra è finita, è finita; ma il terremoto non si sa quando finisce.
Io il sei maggio ero a letto. Quando è venuta la prima scossa non mi sono accorta; ma alla seconda sono scesa di corsa, e appena arrivata in cortile, ho visto la mia casa crollare.
Mi sono messa a piangere disperatamente, e sono andata da mia cognata. Anche lei, povera, aveva la casa da demolire, e così siamo andate nel campo dov'era tutta la gente.
Ho trascorso una notte terribile, venivano scosse ogni cinque minuti.
Pochi giorni dopo mio fratello ha comprato un box per due o tre persone, e così ci siamo alloggiati lì.
Dopo un po' di tempo, mia cognata mi mandò a Gorizia da mia sorella. Mi fermai un mese e mezzo, ma poi io sono ritornata, perché volevo fermarmi  a Cavazzo.
La vita la trascorrevo bene: andavo a far la spesa e facevo i miei lavoretti nel box. 

15 settembre

Il 15 settembre stavo facendo da mangiare, per tutti noi.
Quando venne la scossa,  mi sono fermata lì, con mia cognata e mio fratello. Tutta la gente era disperata, o per i bambini o per i mariti ecc.
Mi fermai qua a Cavazzo, per un 10 giorni, ma poi ho dovuto partire e andare a Lignano dove ora aspetto la primavera, per ritornare al mio paese:
CAVAZZO

 

Persona intervistata: Maddalena P., anni 64, residente a Cavazzo Carnico
Intervista fatta da: Mariangela M. (cl. 2^C, pag. 263-264)

 

 

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Come hai vissuto la sera del 6 maggio?

Quella sera stavo giocando con i miei amici a pochi passi dalla mia abitazione. 
Verso le 21 meno dieci, sono rincasato per fare i compiti. Stavo facendo un problema, quando ho sentito la prima scossa; mi sembrava fosse caduta dal letto mia mamma che stava al piano di sopra. 
Quando ho sentito che mio padre mi chiamava, sono sceso anch'io nel cortile con altra gente.
Quando ha cominciato la seconda scossa, mio papà ha preso me e mio fratello e ci ha portato fuori all'aperto. 
Ci siamo fermati qualche istante, poi mio padre ha preso l'auto, tutta la famiglia e siamo andati nella piazza della chiesa e abbiamo passato la notte lì. 
Dalla piccola radio a batteria di mio padre si sentiva ogni momento la triste disgrazia abbattutosi sul nostro Friuli. All'alba, verso le 4.30 sono andato con gli amici nel paese a vedere dove e quante erano le case lesionate. 
Per alcune sere abbiamo trovato alloggio in un garage e poi ci siamo procurati una tenda e vi abbiamo dormito per due mesi. 
Poi mio papà ha aggiustato la camera ed abbiamo potuto dormire finalmente lì.

 

Com'era il tuo stato d'animo dopo il 6 maggio?

Il terremoto del 6 maggio mi ha suscitato molta paura. Interiormente, dopo la paura di quei giorni, mi sento molto diverso. Mi è molto dispiaciuto soprattutto perché si è paurosamente lesionata l'amata chiesa di S. Floriano che, al solo sentir suonare le campane, mi dava un senso di orgoglio. 
Avevo i nervi tesi ad ogni piccolo rumore che sentivo, e provavo dispiacere per tutto quello che era successo allora. Avevo molta paura ad entrare in casa perché dovevo attraversare un vicolo molto pericoloso.

 

Come hai vissuto il 15 settembre?

Ero con la mia famiglia a dormire in garage perché le scosse dell'11 ci avevano impaurito, io per dire il vero, non ho sentito la scossa delle 5.15 perché a quell'ora dormivo ancora di sonno profondo. 
Sentendo dire dagli altri, è venuta paura pure a me e sono stato un po' in giro fino alle 11, e poi sono andato a casa di mia zia. 
Mia madre stava facendo da mangiare, quando abbiamo sentito un forte boato e poi tutto sotto i piedi tremare violentemente.  Il gatto è scappato di corsa. Noi abbiamo dovuto rimanere lì perché fuori cadevano tegole e c'era tanto fracasso, è caduto anche il camino. 
Terrorizzato, sono uscito e mi sono fermato mezz'ora nella piazza, poi sono andato nel garage dove dormivo e mi sono fermato lì. 
Dopo circa 15 giorni, il ministero dell'interno ci ha mandato una roulotte ed ora passiamo tutto l'inverno lì, perché mio padre non ha tempo di aggiustare la camera.

 

Com'è il tuo stato d'animo dopo il 15 settembre?

Quel terremoto mi ha impaurito molto e ha tolto la fiducia che tutti avevano in  una ricostruzione rapida e completa. Sono nervoso al massimo e molto cattivo. 

Persona intervistata: Ragazzo di 11 anni, residente ad Illegio
Intervista fatta da: Rossella J. (cl. 3^C, pag. 300-301)

 

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 15 settembre

Ero sulla montagna a caccia, quando tutto ad un tratto sentii uno strano rumore ed un movimento molto forte, che mi buttò a terra. 
Mi rialzai e mi misi a chiamare il mio amico che stava cacciando sull'altra collina, ma non mi rispose. 
Allora io presi il fucile, che per un momento avevo appoggiato sul terreno e mi avviai  verso il mio amico.
Lo vidi disteso sul prato, cominciai a correre verso di lui perché in principio credevo che fosse morto. 
Lo chiamai, gli detti due sberle ed egli aprì gli occhi, gli chiesi cosa gli fosse successo.
 Mi rispose che, dalla paura presa dal terremoto, era svenuto. Allora gli dissi che era tutto finito e ci avviammo verso casa. 
Per strada, appena sentiva un rumore, cominciava subito ad urlare dalla paura.
Arrivati a casa, trovammo mia madre che piangeva perché stava in pensiero perché in montagna è molto pericoloso, possono cadere valanghe e massi.  La incoraggiai e le dissi che non l'avevo neanche sentito. 
C'era mio cugino che stava preparando le valigie, gli chiesi se era matto a partire, ma mi rispose che i bambini piangevano perché volevano partire ed andare da altri zii. Lo salutai e me ne andai a casa. 
Per me il terremoto è peggio della guerra, perché in guerra ci si può nascondere in una buca, in grotta e poi ci sono le sirene che avvertono del pericolo, invece il terremoto viene da un momento all'altro e non c'è nessuno che possa avvertire prima. 

Persona intervistata: Uomo, 56 anni residente a Cadunea
Intervista fatta da : Gian Carlo T. (cl.3^C, pag. 311-312)

 

continua...

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